Rovereto, Trento

Rosmini Balista Palace

Year: 2010
Dimension: 41'000 sqm
Client: Cassa Rurale di Rovereto
Service: Preliminary design, General design
Project Team: Zuanier Associati

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Le prime notizie storiche su Palazzo Rosmini Balista risalgono alla prima metà del ‘700. La maggior parte della bibliografia esistente sull’argomento attribuisce la realizzazione del palazzo ad un periodo compreso tra il 1735 ed il 1737, ad opera di due costruttori–architetti lombardi, Bernardo e Carlo Tacchi, su commissione di Nicolò Francesco Rosmini. Tale compendio rimarrà di proprietà dalla famiglia Rosmini fino al 1984, attualmente è sottoposto a vincolo di tutela dei beni  architettonici ed ambientali Legge 1089/39 e s.m.i.
Le linee guida del progetto di trasformazione di Palazzo Rosmini Balista sede centrale della Cassa Rurale, perseguono un più organico distributivo interno e, congiuntamente, la massima valorizzazione degli elementi testimoniali di pregio nel rispetto delle indicazioni del sistema di valutazione ecosostenibile LEED.
Particolare attenzione è stata data alla valorizzazione e alla rifunzionalizzazione della corte interna: la nuova struttura in vetro, a ridotto impatto visivo, crea in copertura un elegante disegno geometrico interamente percepibile dall’interno poichè gli unici sostegni verticali sono i pilastri posti ai quattro angoli. Si configura uno spazio interno libero, aperto, che mantiene idealmente la natura di “vuoto” della corte, lasciando inalterato il corpo materico delle facciate in virtù del distacco tra nuova struttura e gli originali paramenti murari. Tale scelta enfatizza da un lato la costituzione di uno spazio “indipendente” per l’area destinata alle casse e, dall’altro, scandisce in modo più nitido la diversa natura dei corpi di fabbrica che costituiscono il complesso. In ragione della specificità del contesto, il progetto di copertura della corte punta a “togliere” piuttosto che a colmare; ecco che i pilastri, oltre che struttura, divengono veri e propri vani tecnologici, attrezzati con le
necessarie dotazioni impiantistiche e senza antiestetici componenti in libera vista.
La formazione di spazi a verde perimetrali completa il ridisegno e passa così da “residuale” a elemento paradigmatico dello spazio scoperto della corte entro cui il
padiglione in vetro si colloca come una sorta di enclave tecnica. La congiunzione interno-esterno è ribadita anche nella pavimentazione che riprende l’asse di scorrimento nord-sud scandito all’esterno dell’edificio dai percorsi dell’area verde di progetto e, all’interno, dal sistema degli accessi.

 

The earliest documentation about Palazzo Rosmini Balista goes back to the first half of the eighteenth century. Nearly all the existing bibliography on the subject agrees that the palazzo was built in the period between 1735 and 1737, by two Lombard constructor–architects, Bernardo and Carlo Tacchi, who were commissioned by Nicolò Francesco Rosmini. It was to remain the property of the Rosmini family until 1984 and is now a listed property, in accordance with the architectural/environmental Law 1089/39 and s.m.i. Situated in the centre of Rovereto, the building stands out in the city’s architecture.

In accordance with the client’s requests and the provided layout , the project guidelines for the transformation of Palazzo Rosmini Balista into the headquarters of Cassa Rurale Bank, follow a more systematic distribution of the interior whilst valorising the valuable surviving elements, and respecting the indications of the LEED eco–sustainable assessment system. Particular attention has been paid to enhancing the internal courtyard and making it more functional: of reduced visual impact, the new glass structure with its elegant geometrical patterned cover can be seen completely from the interior since the only vertical supports are the pilasters in the four corners. Owing to the particular characteristics of the context, the project for the roofing of the courtyard aims at ‘removing’ rather than filling, hence the pilasters are not only a structure but also actual technological spaces equipped with the necessary plant and system equipment so that no anti–aesthetical elements are to be seen. The creation of green perimeter spaces completes the design, thus going from ‘residual’ to a paradigmatic element of the uncovered courtyard area in which the glass pavilion is situated like a sort of technical enclave.